Lautaro racconta lo Scudetto: "Ci siamo detti: andiamo a prendercelo!"

LAUTARO RACCONTA LO SCUDETTO: "CI SIAMO DETTI: ANDIAMO A PRENDERCELO!"

L'intervista dell'argentino a Sky Sport: tra Inter, famiglia e i momenti più importanti della stagione

MILANO - Uno dei protagonisti assoluti dello Scudetto. Lautaro Martinez, alla sua terza stagione all'Inter, ha messo la firma più e più volte sulla stagione trionfale dei nerazzurri. 36 presenze in campionato, 16 gol, 5 assist. Un "toro scatenato": con Lukaku ha affinato sempre di più l'intesa e anche nelle partite in cui non è andato in gol si è sobbarcato un grandissimo lavoro, sempre nel vivo del gioco di squadra.

Lautaro ha rilasciato una lunga intervista a "23", trasmissione di Sky Sport.

Qual è stata la cosa più bella ed emozionante di questo Scudetto?
"Sicuramente avere tanti punti di vantaggio sulla seconda, perché questo vuol dire che abbiamo fatto un ottimo lavoro, importante. Poi dopo tanti anni vedere tutta la gente prima della partita contro la Sampdoria e al fischio finale di Atalanta-Sassuolo è stato emozionate perché i tifosi ci tenevano tanto e noi siamo riusciti a raggiungere questo obiettivo".

Arrivare allo stadio con i tifosi che vi aspettavano che emozione è stata dopo un anno senza pubblico allo stadio?
"La gente manca tanto perché ti spinge, è più bello quando si gioca con i tifosi. Quell’arrivo in pullman è stato bellissimo, mi ha ricordato ed è stato simile ad alcune emozioni vissute in Argentina".

Quanto è stato difficile abituarsi a giocare senza pubblico?
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Nel primo periodo l’anno scorso abbiamo fatto tante partite verso la fine del campionato, poi la finale di Europa League, quindi ci siamo abituati un pochino a giocare senza pubblico, però ovviamente il clima e l’ambiente è molto diverso quando ci sono i tifosi. Speriamo che possano tornare al più presto".

Come è nata e cresciuta l’intesa con Lukaku?
"È un rapporto che abbiamo costruito dal primo giorno in cui lui è arrivato: abbiamo parlato tanto perché lui guardava sempre le partite dell’Inter. Al primo allenamento insieme abbiamo parlato per 2 o 3 ore: Romelu parla anche lo spagnolo quindi ci siamo capiti subito. E poi il lavoro di ogni giorno, con il mister e con Alexis, perché come dico sempre è come se ci sia sempre una gara tra noi 3 e ogni allenamento cerchiamo sempre di dare il massimo".

Per voi la concorrenza è sempre stata uno stimolo?
"Sì, ma non solo per noi attaccanti: ognuno quest’anno ha fatto un salto di qualità, un altro step. Questo è importante per la crescita dell’Inter, per la crescita di questo gruppo. Come ho detto è importante aver vinto con questo vantaggio sulla seconda, vuol dire che l’Inter ha fatto bene le cose".

Quanto ti ha arricchito fuori e dentro il campo l’arrivo di tua figlia?
"Tanto, mi ha dato un po’ più di tranquillità a livello di testa. È la cosa più bella che ti possa capitare e il suo arrivo è coinciso con lo Scudetto:  quindi devo ringraziare lei, mia moglie e sono molto contento di quello che è successo, di come è avvenuto tutto. Lei mi ha dato tanta forza".

Se tra qualche anno le vorrai far vedere un momento, un gol scudetto quale le faresti vedere?
"Il gol segnato di testa sul campo del Torino è stato importante, per la situazione, per come era la partita. Poi è arrivato quasi alla fine e mi è piaciuto molto come ho segnato, magari le farò vedere quello".

Le squadre quest’anno come organico non sono cambiate molto, è cambiata invece la vostra consapevolezza?
"Quando siamo usciti dalla Champions League abbiamo parlato tanto di questa cosa, rimaneva solo l'obiettivo del campionato obiettivo quindi dovevamo andare a prenderlo, abbiamo lavorato tantissimo. Siamo qui ad allenarci tutti i giorni, a pensare come fare, a guardare le partite, e credo che questa sia stata una cosa importante per noi perché ora siamo molto felici".

Quanta soddisfazione c’è a tornare a giocare contro la Juventus in quello stadio da Campioni d’Italia?
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Tanto, sarà importante andare là e giocare quella partita con lo Scudetto conquistato perché loro vincevano da 9 anni, noi non vincevamo da 11. Poi dopo la finale di Europa League persa quest’anno dovevamo conquistare qualcosa e abbiamo preso lo Scudetto. Sarà importante andare là e giocare quella partita con il nostro 19° Scudetto".

Hai iniziato il tuo percorso con Spalletti, poi ti sei migliorato ancora di più con Conte. Quanto sono stati importanti questi due allenatori?
"In questo campionato ho giocato tanto, non ho saltato nessuna partita quindi questo vuol dire che ho fatto un lavoro importante quest’anno con l’aiuto del mister, dello staff, dei miei compagni. È successo tutto passo dopo passo. Nei primi sei mesi in cui sono arrivato mi dovevo ambientare, ho giocato poco ma è normale perché ero appena arrivato in un calcio nuovo, con un’altra lingua, dovevo conoscere come si gioca qui, i miei compagni. Quest’anno il mister mi ha fatto crescere molto anche in fase difensiva, tatticamente, quindi devo solo ringraziare tutti".

Che rapporto hai con Icardi?
"Abbiamo parlato, era molto contento. Lui mi ha dato una mano grandissima quando sono arrivato qui, con la lingua e in altre cose, anche dentro lo spogliatoio, posso solo ringraziarlo".

Quanto ha contato Milito per te? Sei anche il primo argentino che torna a vincere dopo di lui...
"Quello che ha fatto lui qui è importantissimo, ha vinto il Triplete, ha vinto tutto. Quando nel 2014 sono arrivato al Racing è arrivato anche lui, poi nel 2015 ho esordito. Ho un bel rapporto con lui, lo sento, mi chiama quando le cose non vanno bene e mi dà consigli, mi dice il suo punto di vista, quindi lo ringrazio tanto".

A quale esultanza sei più legato?
"Con Hakimi stiamo facendo tante esultanze, ogni partita c’è un’esultanza diversa. Con Romelu è rimasta quella, una volta abbiamo parlato ed è uscita così perché giochiamo ad un videogioco. Però direi tutte perché quando segni è sempre bello".

Qual è la tua qualità migliore?
"Non lo so, mi sento importante mentalmente perché fin da piccolo ho imparato ad essere duro, a guardare sempre avanti, a resistere se le cose vanno male, migliorare ogni giorno, pensare a lavorare e a dare il massimo".

Il basket ha inciso nella tua formazione? Anche nel saltare, nei colpi di testa...
"Può essere, mio fratello gioca a basket, ogni volta che ci vediamo giochiamo perché è uno sport che ci piace molto, può essere che il salto, l’elevazione venga da lì".

Stiamo vivendo un’epoca in cui c’è un cambio generazionale. Chi è il più forte per te? Ci pensi ad arrivare a quei livelli, vincere il Pallone d’Oro, essere il numero uno del calcio?
"Quello è un sogno per tutti i giocatori, come può essere un Mondiale da vincere con la propria nazionale o con il Club per cui giochi, è giusto avere questi sogni, avere sempre degli obiettivi, una meta da raggiungere è una cosa che ti spinge a crescere e migliorare. Io cerco sempre di dare il massimo ogni giorno, fare quello che mi dice il mister, di aiutare i miei compagni a vincere: per me questa è la cosa più importante, poi tutto quello che è sopra a livello personale arriverà sempre da solo, di conseguenza".

Qual è il difensore che ti ha messo più in difficoltà?
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Sicuramente pensando a difensori forti mi vengono in mente de Vrij e Skriniar che affrontiamo in allenamento, come avversario dico Koulibaly, è forte, alto e veloce".

Qual è la tua posizione sui rumors che riguardano il tuo futuro?
"Io sono felice di essere qui all’Inter, era da tanti anni che non si vinceva uno Scudetto e oggi stiamo vivendo un momento incredibile e sono molto contento di essere qui, anche con la mia famiglia, quindi non posso pensare ad altro che stare qua".

Se non ci fosse stata la pandemia ci sarebbe stata la possibilità che non saresti più stato un giocatore dell’Inter?
"L’ho detto che sono stato vicino al Barcellona, avevo parlato con Messi e dopo ho fatto una scelta e ho deciso di rimanere qui e non ho sbagliato".

Chi è stato o è il tuo idolo?
"Falcao è un attaccante che guardavo sempre da piccolo, adesso penso a dare il massimo, osservo tutti per imparare e anche da Diego Milito ho imparato tanto quando ho giocato con lui in Argentina, sono cose che rimangono e ti fanno crescere".

Quanto vorresti diventare uomo simbolo anche della tua nazionale?
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È bello perché è un’altra gara che dobbiamo vincere, sono contento di essere sempre convocato in nazionale perché vuol dire che qui sto facendo un buon lavoro quindi devo continuare così. Con l’Argentina, è tanto che non vinciamo qualcosa e quest’anno abbiamo la Coppa America, speriamo di dare il massimo e poterla vincere.

L’obiettivo per l’anno prossimo è provare a confermarsi, poi c’è anche la Champions, è necessario un approccio mentale diverso per quelle partite?
"Sì, conta l’approccio mentale e la concentrazione perché in Champions League un dettaglio può cambiare una partita, dobbiamo essere più attenti a quel dettaglio perché può fare la differenza".

Quando è nato il soprannome “El Toro”?
"Quando sono arrivato al Racing c’era un compagno che mi diceva “tu sei un toro”, poi quando sono andato in Prima Squadra è rimasto e anche quando sono arrivato all’Inter, quando mi hanno presentato".

Il tuo sogno?
"Vincere tutto quello che si può, crescere a livello personale e professionale anche per la mia famiglia".

Ti vedo molto più sereno e a tuo agio. Cosa ti ha aiutato?
"
L’arrivo di mia figlia mi ha cambiato quindi sono contento del suo arrivo e che la mia famiglia stia bene, è la cosa più importante".

Il gol più importante di questo campionato?
"Quello di Eriksen a Crotone, ha sbloccato la partita, poi Hakimi l’ha chiusa, però è stato quel gol che ha deciso tutto".


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